“Quando un bambino non ha più domande, è diventato uomo” – Arto Seppälä

Una delle caratteristiche dei bambini che più ci sorprende e la loro capacità di fare domande, continuamente e su qualsiasi argomento, anche su quelli che noi adulti consideriamo ovvi e banali.

Anche la scienza ha studiato la loro spontanea e continua curiosità, individuando una fase che tutti noi attraversiamo nel corso della vita: la cosiddetta età dei perché.

L’età dei perché ha inizio intorno ai due anni, momento in cui le nostre capacità di linguaggio cominciano a svilupparsi. Questo permette ai più piccoli di esprimere tutto il loro stupore verso il mondo.

Le domande dei bambini non servono solo a conoscere ciò che ancora non sanno, ma anche a capire perché non sempre possono fare ciò che vorrebbero. Ecco allora che ci pongono domande come “perché devo dormire?” o “perché non posso andare subito a giocare?”.

Per loro è incomprensibile non assecondare i propri desideri e i propri istinti, al contrario di noi adulti, che ce ne dimentichiamo quotidianamente pur di non trasgredire la famosa regola “prima il dovere, poi il piacere”.

Basterebbe fermarsi un attimo a riflettere per rendersi conto che i bambini possono insegnarci qualcosa di molto importante per vivere sereni:

come tornare in contatto con le nostre emozioni e con le nostre aspirazioni.

“I bambini sono gli unici che hanno la verità in mano” afferma Umberto Galimberti (filosofo e psicanalista italiano), poi, nel tempo arrivano i grandi che danno definizioni (definire significa porre fine ad un significato) e allora la verità cessa di esistere.

Da bambini, siamo stati dei veri esperti nell’arte del fare domande.

Da piccoli ci chiedevamo il perché di tutto, senza dare mai nulla per scontato: la nostra immaginazione correva veloce, molto più veloce delle risposte che i nostri genitori o i nostri insegnanti ci davano, e non ponevamo limiti alle nostre possibilità di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo e speciale.

Poi, crescendo, qualcosa dentro di noi cambia: le domande che ci poniamo sono sempre meno, la meraviglia per ciò che ci circonda si affievolisce, la nostra sete di conoscenza si smorza, e più che alimentarla attraverso quesiti spontanei la spegniamo con le risposte che la società ci fornisce, ancora prima di scoprire cosa vogliamo davvero.

In questo modo, ognuno di noi definisce un sottomondo, cioè una realtà molto più ristretta e limitata rispetto a quella che esploravamo da bambini, quando siamo liberi da pregiudizi e ci lasciamo guidare solo dalla gioia e dal piacere derivanti dalla conoscenza.

Se da piccoli il nostro sguardo riusciva a cogliere un orizzonte sconfinato, e in qualsiasi direzione guardassimo riuscivamo sempre a portare i nostri occhi un po’ più in là, crescendo perdiamo questa dote.

Inizia così la nostra vita nel sottomondo: una realtà fatta di certezze, ossia insegnamenti che abbiamo assimilato senza mai metterli in discussione, e cose a cui crediamo perché seguiamo l’esempio di quelli che ci stanno accanto, convincendoci che solo se siamo come loro verremo apprezzati.

Non tutti ci rendiamo conto di questo passaggio da una realtà illimitata al sottomondo, perché col tempo ci dimentichiamo di quanto fosse vasto il nostro orizzonte in passato, di quante più cose avessimo la possibilità di scoprire e provare prima di limitarci.

Per allargare i nostri orizzonti occorrono 2 elementi:

  1. Il coraggio di fare domande. Molti di noi hanno difficoltà a fare domande, anche se sono tante le cose da chiedere. Se abbiamo dei problemi, tendiamo a identificarci con quella problematica. Ad esempio, se subiamo una sconfitta, automaticamente ci sentiremo dei perdenti. A confermare questo meccanismo di identificazione con il problema c’è la nostra cultura, perché per secoli e secoli abbiamo creduto di essere “sbagliati”. E, visto che siamo sbagliati, non possiamo fare domande e chiedere.
  2. Imparare a meritarci le risposte. Questo è il secondo elemento. Non è sufficiente riuscire a conquistarci il diritto di fare domande, dovremmo sentirci degni di affrontare risposte importanti.

Soltanto chi ha il coraggio di ricominciare a porsi domande e a credere di meritarsi le risposte, ha l’opportunità di riportare il proprio sguardo e i propri pensieri sempre più in là, tornando piano piano a riprendere consapevolezza del proprio Io autentico.